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PS SUTURA

OPPSEN FC

0-0

CAMPIONATO PROVINCIALE

STADIO TORELLI

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19/12

21:00

PS SUTURA

CASTELLAZZO

CAMPIONATO PROVINCIALE

STADIO TORELLI

Real Greta -Ps Sutura sintesi gara del 26/10/2019

1/16 COPPA CSI

Ps Sutura - San Cassiano  sintesi gara del 21/10/2019

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CICATRICI SUL CUORE

Preoccupatevi di curare le cicatrici sul cuore.

Quelle causate dalle sconfitte al novantesimo, dal gol dell’attaccante che dovevate marcare, dal fuorigioco sbagliato, dal passaggio troppo lungo o troppo corto, dalla squalifica prima della grande partita.

Curate le cicatrici sul cuore.

Perché quelle sulle ginocchia, tra 30 anni, non vi faranno più male. Vi faranno piangere.

PREMI DI FINE ANNO

Fine anno tempo di bilanci e di premiazioni.

Il terzo campionato provinciale vinto in tre anni dice che siamo stati bravi, molto bravi, perchè creare continuità è estremamente difficile, in qualsiasi sport, nel calcio ancora di più.

Oltre al mini trofeo in ricordo dell'annata appena conclusa, sono stati assegnati i premi singoli eccoli nel dettaglio:

- PREMIO "SKY " MIGLIOR GIOCATORE

MEGLIOLI LUCA

1960 minuti giocati

28 presenze

4 premi Sky

3 assist

6 gol

- PREMIO ASSIST MAN

PAOLINI MARCO "wolf"

1310 minuti giocati 

25 presenze

3 premi Sky

5 assist

4 gol

- PREMIO MIGLIOR GOL "SCIABOLATA MORBIDA"

CALI' MAICOL

1040 minuti giocati

24 presenze

2 premi Sky

2 assist

2 gol

- PREMIO MIGLIOR PORTIERE

ROSSINI SIMONE

1745 minuti giocati 

25 presenze

2 premi Sky

12 gol subiti 

15 clean sheet

- PREMIO CAPOCANNONIERE

BREVINI MATTEO

580 minuti giocati

15 presenze

4 premi Sky 

2 assist

7 gol

SASSI MATTIA

400 minuti giocati

11 presenze

1 premi Sky

7 gol

- PREMIO MIGLIOR GIOVANE (nati dal 1990 in sù)

BONINI ALESSIO

1430 minuti giocati

23 presenze

3 premi Sky

3 assist

4 gol

- PREMIO "ENRI' BERTEN" (Maggior numero di cartellini in stagione)

CAMELLINI FEDERICO

1745 minuti giocati

26 presenze

1 premi Sky

1 gol

5 cartellini gialli + 1 cartellino blu

​​

- PREMIO "PARTITELLA" (Maggior numero di partitelle vinte in allenamento)

DOTTI VITTORIO

1685 minuti giocati

26 presenze

1 premi Sky

3 assist

48 allenamenti 20 partitelle vinte

ALL STAR GAME 2019

Doveva essere uno spettacolo e spettacolo è stato: un’altra (la seconda) sera dedicate alle stelle del Centro Sportivo Italiano è andata in scena allo Stadio Gigio Torelli di Scandiano dove gli Orange All Stars e i Blue All Stars hanno giocato una vera partita di calcio. Due squadre che si sono date battaglia per 90 minuti, perché si sa che, come nella miglior tradizione degli All Star Game, si parte ridendo e scherzando, ma alla fine nessuno ci sta a perdere. Campo in perfette condizioni e circa quaranta giocatori di ottimo livello hanno dato vita a una partita che, se è vero che ci ha messo qualche minuto a scaldarsi, poi è decollata: nel primo tempo dopo una serie di ribaltamenti di fronte è stato Luca Chiesi (Audax San Sisto – Orange All Stars) a portare in vantaggio i suoi dopo una bella azione corale. La prima frazione è terminata quindi sul punteggio di 1 a 0 in favore degli Orange.

I Blue sono poi usciti nella seconda frazione e dopo aver reclamato per un rigore non assegnato (lamentarsi, anche agli All Star Game, è una regola aurea), ne hanno poi ottenuto uno qualche istante dopo: sul dischetto si è presentato Luca Meglioli (P.S. Sutura) che ha infilato l’incolpevole Masini (Zegoband – Orange All’ Stars) con un preciso rasoterra. Il proseguio della seconda frazione è poi trascorso all’insegna dell’agonismo, ma senza grosse occasioni, quando a metà del secondo tempo Luciano Di Dato (P.S. Sutura – Blue All Stars) ha siglato la rete del vantaggio per i suoi con un imperioso stacco di testa. Poco dopo altro gol dei Blue All Stars con Salvatore Rinaldini (Fc Caino) che ha finalizzato una bella azione di Matteo Brevini che ha servito l’assist per il 3 a 1. A pochi minuti dal termine però Luca Chiesi (già autore della prima marcatura Orange) con un eurogol ha accorciato le distanze e fissato il 3 a 2 che, nonostante ancora un paio di azioni pericolose per gli uomini in maglia arancio, è stato poi il punteggio che ha chiuso questo primo All Star Game del Calcio a 11 targato CSI Reggio Emilia. Luca Chiesi al termine della gara, dopo un breve conciliabolo tra i due allenatori, è stato nominato all’unanimità MVP della gara.

I complimenti del CSI vanno anche ai due allenatori Alberto Riva (Blue All Stars) e Francesco Fronteddu (Orange All Stars) che con entusiasmo hanno aderito a questa iniziativa e si sono adoperati in qualità di selezionatori con professionalità.

Blue All Stars
Rossini Simone, Bozzeda Federico, Casolari Simone, Meglioli Luca, Di Dato Fabio, Dotti Vittorio, Di Dato Luciano, Tarrachini Luca, Brevini Matteo, Paolini Marco, Brigati Francesco, Nicassio Nicola, Zobbi Andrea, Bartoli Mirco, Gambetti Fabio, Corradini Giancarlo, Rinaldini Salvatore, Campani Alex, De Biasi Alessandro.
Allenatore: Alberto Riva (P.S. Sutura)

Orange All Stars
Masini Mathias, Alessandri Davide, Falcone Davide, Valentini Fabio, Jallow Aboubaccar, Ferrari Simone, Squarci Riccardo, Coppi Federico, Baccalà Carlo, Sangiacomo Lorenzo, Mocerino Mattia, Coscelli Simone, Fichera Matteo, Benassi Federico, Ronzoni Daniele, Chiesi Luca, Armillotta Angelo.
Allenatore: Francesco Fronteddu (Amatori del Birrino).

Reti: Chiesi (O), Meglioli (B), Di Dato L. (B), Rinaldini (B), Chiesi (O).

LA FINALISSIMA DI CAMPIONATO PROVINCIALE OPEN A

Al Campari di Bagnolo in piano si è disputata la finale del campionato open A.

Di fronte i Ps Sutura, alla quarta finale provinciale degli ultimi quattro anni, e la Pol. Cella BVB invece alla prima storica apparizione.

Gli scandianesi arrivano da favoriti all’incontro, avendo terminato al primo posto il proprio girone e la stagione regolare imbattuti (42 punti figli di 13 vittorie e 3 pareggi, 31 gol fatti e 8 subiti) mentre il Cella è stata la grande sorpresa, avendo chiuso il proprio gruppo al terzo posto (32 punti figli di 9 vittorie, 5 pareggi e 4 sconfitte, 29 gol fatti e 18 subiti) ma avendo fatto fuori dagli ottavi in poi tutte le altre “grandi” favorite alla vittoria finale: nell’ordine Virtus Canali, Povigliese e Zego Band.

Ma come ben si sa le finali sono partite a sé. E quella andata in scena ieri ne è la dimostrazione. La gara, diretta dal sig. Esposito in maniera impeccabile è stata combattuta da subito e la differenza di valori che c’era sulla carta non si è vista. Il predominio Sutura è stato solo in fase di palleggio e di impostazione ma non ha fruttato nessuna nitida palla gol, anzi la vera occasione è capitata al Cella che però non ha capitalizzato a dovere quella che sarà l’unica chances concessa dalla granitica retroguardia scandianese. Sì perché nella ripresa i cellesi faticano a ripartire e non riescono quasi mai a mettere il naso nella metà campo avversaria. I Sutura però non sfondano e la parità regge fino alla fine.

Come l’anno passato quindi tutto si deciderà dagli 11 metri. E come l’anno passato è decisivo il numero 1 dei Sutura, Simone Rossini, detto l’Acchiappasogni, che para tre dei cinque penalty avversari e fa entrare nella storia del Csi i Ps Sutura: nessuno prima di loro era mai riuscito a vincere il campionato provinciale per tre anni consecutivi.

Mister Riva a caldo: “Ennesima stagione chiusa giocando la finale. Esserci sempre fino in fondo non è scontato ma vuol dire che si è lavorato bene. Parecchi giocatori decisivi si sono infortunati e hanno visto queste fasi finali dalla tribuna, penso ad Agnesini, Bonini, Sassi, Iori, Rabitti. Nonostante ciò è venuto fuori il gruppo, che è la vera forza della mia squadra. Un gruppo che mantiene inalterati di anno in anno gli stimoli e la ricerca della vittoria attraverso il lavoro, un gruppo che si sa rinnovare mantenendo fermi i suoi capisaldi, i suoi valori sportivi e morali”.

 

Ps Sutura: Rossini, Di Dato F., Bondi, Meglioli, Camellini, Dotti, Di Dato L., Daviddi, Acciarino (55’st Brevini), Paolini (65’st Venturi), Guerrieri (45’st Calì). A disp: Carnevali, Ficarelli, Bertani, Tini.  Allenatore: Riva Alberto.

Pol Cella BvB: Boni L., Medici, Mazza G., Ferrari, Tambaro, Franceschini, Guercio, Spaggiari, Morgese, Marchetti, Oppido. A disp: Grasselli, Gabbi, Boni R., Mazza F., Farri, Sberveglieri, Ciceri, Aldini. Allenatore: Bocedi Daniele.

DIETRO OGNI CALCIO DI RIGORE

(Portiere) Ti ho osservato dall’istante in cui l’arbitro ha fischiato rigore. Hai paura. Ti si legge in faccia, smettila di sforzarti. Lasciati andare. Non fa bene tenersi tutto dentro, poi ti agiti e finisce male. Ti vedo, ti studio, ti sfido.

(Rigorista) Abbassa lo sguardo, fallo subito. Se aspetti che sia io cedere hai sbagliato di grosso. Non mi fai paura, tra pochi secondi ti svegli dal tuo incubo. Devi solo piegarti e raccogliere la palla dalla porta. Ti vedo, ti studio, ti sfido.

(Portiere) E’ destro, per tutta la partita non l’ha mai nemmeno sfiorata col piede debole. Probabilmente non ci scende nemmeno dal letto. Lo apre, me lo sento.

(Rigorista) Oggi non ho dubbi. Ormai l’ho capito il segreto, partire con un’idea e non cambiarla per nessuna ragione al mondo. L’ultima volta sono stato perfetto. Continuo così, lo incrocio.

(Portiere) Ecco lo sapevo. La solita storia. Ha appena iniziato la rincorsa e il bacino è già impostato per incrociarlo. Dannazione. Ora che faccio? E se sta bluffando? No, sono io a comandare il gioco. Vado a sinistra, deciso.

(Rigorista) Non pensare a nulla, concentrati. Hai preso una decisione, non metterti in discussione. Niente, è inutile. Ho fatto mezzo metro e sto già per cambiare idea. Magari si è informato su come ho calciato l’ultimo, sa che incrocio sempre. Mi resta una frazione di secondo, dai muoviti. Basta ho deciso.

 

Dietro ogni calcio di rigore c’è una storia meravigliosa di strategia, tensione, emozione.

OGNI SINGOLO FOTTUTO DETTAGLIO

Chiudo gli occhi, manca sempre meno. La semifinale è lì.

Ormai l’ho capito, io vivo per questo. Dio solo sa quanto voglia tornare al mio posto, lì in mezzo al campo.

Controllo l’orologio, ci siamo.

Strappo le cuffie dalle orecchie, spengo il telefono. Voglio ascoltare i miei compagni, non perdermi un istante della preparazione. Ogni singolo fottuto dettaglio farà la differenza quando usciremo da quella porta.

Rompere il fiato. Non penso ad altro, come una strana ossessione che mi perseguita partita dopo partita. Come un Lucano in mezzo alla briscola dei vecchietti al bar del campo. So cosa si aspettano da me, non posso deluderli. Resto fino all’ultimo secondo possibile, un allungo in più. Un altro, ne ho bisogno, conosco i miei limiti.

Raccoglo tutte le energie.

Penso alla fatica che ho fatto per essere qui.

Cancello ogni timore.

Ora è il momento.

L’urlo del mister, adesso basta. Si comincia.

LA FORZA DI RICOMINCIARE

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Esprimerlo a caldo è terribilmente difficile. Fa male, verrebbe da prendere e buttare via tutto.

Provate voi ad asciugare le lacrime dei vostri amici.

Provate voi a racimolare i cocci e ripartire.

Adesso ci sono gli sguardi spenti dei compagni nello spogliatoio. Ci sono venti ragazzi a cui è stato distrutto un sogno.

Ma il calcio è così. Bisogna avere la forza di raccogliere il pallone in fondo alla rete e cominciare da zero.

Perché ogni vittoria si costruisce sulle macerie di una bruciante sconfitta.

Adesso sembrano parole vuote.

Il tempo saprà curare le ferite.

NON ANCORA

Per chi ha perso, sputando sangue fino all'ultimo secondo.

Per chi ha visto svanire nel nulla le energie al fischio finale.

Per chi ha deciso di gettare la spugna.

Non disperate, la notte sembrerà infinita ma passerà.

Anche se farà male.

Adesso sembrano parole vuote, ma non permettete a nessuno di ballare sulla vostra tomba.

Siamo troppo abituati a lottare per alzare bandiera bianca, siamo vaccinati al dolore e alle delusioni.

Guardate dentro voi stessi. Non è finita. Non ancora.

NOI SIAMO NOI

Non servono parole.

Siamo fratelli, atomi impazziti che corrono aggrappati ai loro sogni.

Siamo anime dannate dalla stessa ammaliante maledizione.

Noi siamo noi. E provate soltanto a mettervi in mezzo.

Condividiamo tutto, cresciamo insieme, sbagliamo uniti. Sempre.

Siamo la famiglia più numerosa del mondo, la scienza dice il contrario ma chi se ne frega. Per quello che sento, quello che provo con loro, potrei chiedere il test del DNA.

Senti le spalle coperte, abbandoni la paura di rischiare, lasci indietro la vergogna di raccontarti. Diventi uomo senza accorgertene. Il tempo ci minaccia, ma quando siamo insieme nulla ci spaventa, tutto si risolve.

Anche la sconfitta che imbratta le guance di sudore e di lacrime, che distrugge le sicurezze, spazza via i sacrifici e si prende gioco di noi. Ci mette alla prova, tenta di sfibrare la nostra amicizia.

Un abbraccio. Può davvero bastare così poco? Non servono parole, siamo fratelli.

Noi siamo noi. E provate soltanto a mettervi in mezzo.

CHIEDIMI SE SONO FELICE

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Chiedimi se sono felice.

Fallo quando torno dal campo con il borsone che mi spezza la schiena vessato dal peso dei miei sogni. Fallo quando l’adrenalina manda in cortocircuito il mio sistema nervoso e tiene in ostaggio il sonno la notte prima della partita. Fallo quando varco la porta del mio luogo nel mondo, lo spogliatoio.

Non essere gelosa. Tu fallo e basta. È in questi frammenti della mia vita, che posso urlare al mondo che sì, io sono davvero felice.

SAN VALENTINO

Mi chiedi di spiegarti perché. Continui a insistere dicendo con orgoglio che non capisci. Drizzi la cresta sputando banalità e accusandomi di sprecare il mio tempo dietro una palla. Anzi, “22 energumeni che corrono dietro a una stupida palla”, quanto ti piace questa. Perché? Vuoi davvero saperlo?

Tendimi la mano e ascolta il battito del mio cuore quando te ne parlo. Quando provo a raccontarti quello che mi esplode dentro. Lo senti? Sparisce tutto per me, è la luce oltre il filo spinato, è la carezza che asciuga la lacrima impregnata di sudore, è un amico che ti aiuta a rialzarti quando gli altri neanche si erano accorti che eri caduto. Aumenta, corre all’impazzata. Non so controllarlo. Mi riporta bambino, innocente e ingenuo. Senza pensieri, senza cercare di capirsi, leggero. Ecco, mi fa sentire leggero. Te ne parlo e trattengo le lacrime che sento pulsare da chi sa quale scrigno nascosto dietro i miei occhi. Sono follemente innamorato del calcio. Lo senti?

MA CHI TE L'HA FATTO FARE?

Eccoci.

Come passano veloci 30 anni.

Quando ho iniziato a 5 anni, non potevo sapere che questo sport mi avrebbe fatto conoscere quelli che ad oggi sono ancora gli amici di una vita. Come potevo sapere che stare in uno spogliatoio mi avrebbe insegnato come stare al mondo ancora prima di poterlo esplorare?

Non ricordo esattamente quando mi sono innamorato del pallone ma una cosa che so è che questo sport mi ha condizionato la vita: ho pianto, riso, sofferto e gioito per il pallone.

Ho provato a non dormire per il pallone o alzarmi 5 minuti prima che suonasse la sveglia per il pallone.

Provare a spiegarlo a chi non ha questa passione è sempre stato difficile, quante volte in 30 anni ho sentito: «Ma chi te lo fa fare», «Ma cosa vuoi che sia se salti un allenamento», «Guarda che non giochi in Serie A».

Anche se non gioco in Serie A, andare al campo mi ha reso felice. È stato come entrare in una macchina del tempo, perché quando fai la borsa per andare a giocare torni bambino e non ti accorgi del tempo che passa. Come se tutto per due ore si fermasse.

Accadrà sempre la solita magia, fino a quando arriverà l'ultima sera e lì svuotandola per l’ultima volta non si tornerà più indietro.

Da quel momento avranno sempre meno importanza i ricordi delle vittorie, delle sconfitte o dei "nemici" storici, non mi interesseranno più le categorie o le classifiche.

Lentamente svaniranno tutte le corse e i sacrifici per non far tardi all’allenamento o il tempo speso in ferie per arrivare in forma alla preparazione.

Quello che invece per sempre rimarrà saranno le risate e gli scherzi negli spogliatoi, i tragitti in macchina con i compagni e la musica a manetta, le docce senza fine per parlare con gli amici, gli abbracci dopo un gol e le partitelle all’ultimo sangue.

I compagni di squadra sono sempre stati sacri per me, il gruppo prima di tutto.

Di ognuno di loro, anche di quelli dei primi anni, ho un ricordo che mi strappa un sorriso perché compagni di squadra lo si è per sempre.

Fortunatamente sono nato scarso e non l’ho mai fatto per soldi, ho passato la mia vita nei dilettanti e ho giocato solo per questo, per avere un giorno questi ricordi.

Si.

Ora so cosa rispondere a chi mi chiederà «Ma chi te l’ha fatto fare?».

E' NATALE

È Natale.


Non ti sei svegliato presto ma sei subito corso a controllare: no, niente regalo per te sotto l'albero.
Ma fortunatamente hai il tuo compagno che dona i suoi assist meravigliosi tutto l'anno.


Tu hai lui, per questo non hai bisogno di Babbo Natale.

I LIMITI ESISTONO SOLO NELLA TESTA

Oggi sono arrivato prima dei miei compagni al campo.

Abbiamo una partita importante e in questi casi è meglio non rischiare, ho bisogno di trovare la concentrazione delle grandi occasioni, voglio curare i particolari e respirare a grandi boccate l’aria fredda dei momenti prima della partita. Solo a me sembra più pesante rispetto agli altri giorni?

L'erba bagnata del terreno di gioco scintilla delle gocce che sono cadute fino a pochi minuti fa. Il fango è lì a guardarmi, sento già quel meraviglioso dolore ai polpacci. Controllo spaventato dentro il borsone, forse ho dimenticato i tacchetti alti e le rondelle. Ci sono, sospiro di sollievo. Oggi si gioca con i trampoli, non vorrei passare la notte in preda agli incubi per essere scivolato sulla marcatura decisiva.

Rimango qualche secondo con i piedi vicini alla linea di fondo campo, fresca di gesso. Controllo la distanza dell’area di rigore dal centrocampo e dalla linea del fallo laterale. Ogni tanto schiaccio il terreno con il pollice per controllare quanto affonda. Si, oggi devo metter su i tacchetti da battaglia. Scruto le bandierine e comincio a passeggiare nervoso. Il dischetto del rigore è sconnesso. Poco male, non sarà compito mio calciare.

Giro la testa, i primi compagni cominciano ad arrivare. Spero che anche loro siano innamorati del calcio come lo sono io. Perché oggi è il momento di dimostrarlo.

Poche chiacchiere, si gioca.

I limiti esistono solo nella testa. Crederci sempre. Questo è il nostro credo.

IL MOTORE CHE MUOVE TUTTO

Potete contare i chilometri percorsi, perdervi nelle statistiche di chi ha scelto di vivere in mezzo al campo di battaglia.

Ma resterebbero numeri, privi del vero significato che vorrei farvi comprendere. Numeri vuoti, di quelli che dopo qualche giorno si dimenticano.

Provate invece ad immaginare quanta fatica ci sia dietro ogni gesto del centrocampista. Ad ogni pallone perso dal compagno corrisponde una corsa in più per metterci una pezza. In silenzio, con coraggio. Senza pretendere particolari gratificazioni.

Il centrocampista è generosità e polmoni, certo. Ma è profonda concentrazione, inventiva e intelligenza. Sempre. Il motore che muove tutto. Il cuore.

Perché si può essere belli esteticamente, ma se il cuore si ferma tutto è finito.

Allora viva il ruolo più faticoso e gratificante del calcio, corazza di chi non ha paura e non smetterà mai di correre. Per inseguire un pallone, l'avversario. Oppure un sogno grandissimo.

TROVATELO VOI

Trovatelo voi un posto migliore di questo.

Sporco, brutto, maleodorante. Con muri graffiati e scrostati, gli unici testimoni delle parole che ci diciamo prima di scendere in campo o dopo allenamenti sfiancanti. Guardate bene queste panchine.

Sappiamo che già state scegliendo il vostro posto preferito, è un comportamento incondizionato che ci appartiene. Di fianco ai compagni con i quali vogliamo trascorrere le ore più preziose della vita. Proprio quelli che a volte ci entrano sulle caviglie, ma che sicuramente ci sono entrati nel cuore.

Per sempre.

CI CHIAMANO PRIVILEGIATI

Ci chiamano privilegiati.
Ma non sanno dei panini mangiati al volo in macchina.
Non sanno delle ore di studio dopo essere tornati a casa distrutti dall'allenamento.
Non sanno delle rinunce del sabato sera.
Non sanno del sacrificio rovesciato in campo senza alcuna certezza in cambio.
Privilegiati.
Forse folli.
Sicuramente innamorati.

SUPERCOPPA CSI

Al comunale di Masone si trovano di fronte Ps Sutura e Ac Boretto per l’assegnazione del primo trofeo stagionale, la Supercoppa Csi.

Fischia Redeghieri coadiuvato dagli assistenti Morini e Bonafini.

La partita è da subito piacevole e si gioca su ritmi alti con i Sutura che si dimostrano subito in palla prendendo campo e tenendo costantemente il pallino del gioco. Il gol è nell’aria e al 17’pt la partita si sblocca: Dalmazio serve sulla corsa Bonini in fascia, cross col contagiri per l’accorrente Brevini che di testa incorna alle spalle di Curcio. Il Boretto comunque non demorde e prova a reagire ma non riesce ad impensierire la retroguardia scandianese. La prima frazione di gioco termina con i Sutura avanti per 1-0.

La ripresa si apre con i Borettani alla ricerca del pareggio mentre i Sutura cercano di addormentare la partita calando i ritmi di gioco e cercando la ripartenza in contropiede. Proprio quando il match sembra incanalato il Boretto ha l’occasionissima per pareggiare: su amnesia difensiva dei Sutura Carra si presenta a tu per tu di fronte a Rossini che però si dimostra essere ancora il numero uno del campionato Open A, compiendo un vero miracolo sulla conclusione ravvicinata e sulla successiva ribattuta.

Ci pensa allora Meglioli a chiudere i conti con una punizione alla “Sinisa Mihailovic” che si infila all’angolino basso.

Seconda Supercoppa Csi che va a rimpinguare la bacheca degli scandianesi che con questa vittoria inanellano l’ottava finale consecutiva vinta.

 

 

Ps Sutura: Rossini, Di Dato F., Meglioli, Camellini, Ficarelli (Calì 50’), Dotti (Bertani 70’), Di Dato L. (65’ Iori), Agnesini, Brevini (70’ Venturi), Bonini, Dalmazio (45’ Paolini).

Boretto: Curcio, Soufi, Demeco, Lanzi, Lina, Panizzi, Fichera, Carra, Lucchesi, Baccalà, Roshakovskyy.

VEDRANNO TUTTO

Vedranno il gol, mai tutti i tiri sbagliati dal lunedì al venerdì.

Vedranno l’esultanza, mai la corsa disperata per arrivare puntuale ad allenamento.

Vedranno le scarpe pulite prima di entrare in campo, mai le infinite ore passate a pulirle dal fango, al freddo, con la stanchezza che ti mangia i muscoli.

Vedranno gli abbracci con i compagni, mai le pacche sulle spalle dopo i giri di campo sotto l’acqua torrenziale o sotto il sole infuocato di agosto.

Vedranno il sorriso dopo la vittoria, mai le lacrime dentro lo spogliatoio dopo le sconfitte.

Vedranno i festeggiamenti, mai le notti insonni per quell’errore sciagurato.

Vedranno tutto. Ma non sapranno mai cosa abbiamo passato veramente.

COSA TI SPINGE OGNI ANNO AD INIZIARE UNA NUOVA STAGIONE

Cosa ti spinge ogni anno ad iniziare una nuova stagione?

"C'hai n'età...ancora giochi?"...ti senti dire dalla gente...

"Non stiamo mai insieme" ti dice la tua ragazza...

"Meglio il calcetto"...ti dicono gli amici...

"Pensa al lavoro"...ti dicono i tuoi genitori....

Ci pensi e sorridi.: cosa sanno loro di cosa vuol dire il calcio per te?

Che ne sanno della tensione che la sera prima non ti fa dormire?

Di quando a fine aprile cominci a sentire il profumo di primavera... e di playoff.

Di tutte le partite che hai giocato da infortunato.

Di quello che provi quando sei il primo ad abbracciare chi ha segnato e subito dopo vieni sommerso da tutta la squadra compresa la panchina...

Di come trattieni il fiato quando il Mister annuncia la formazione

Di cosa ti passa per la mente quando fai lo stretching prima della partita...

Di quanta sicurezza ti dà la prima entrata in scivolata sulla palla...

Di partite che avevi già vinto prima di iniziarle per quanto eri carico...

O delle tue scaramanzie...

Che ne sanno di quanto ami questo sport, di quanto sei legato a questa squadra e di quanto bene gli vuoi?

Terra e sassi. Campi spelacchiati. Un pallone.

Dieci persone al tuo fianco. Undici di

fronte a te.

Un fischio lungo e secco.

La palla che per un attimo supera la linea del centrocampo e che ritorna velocemente indietro.

Le maglie che si mischiano. 

Questa è la tua vita.

ABBIAMO TUTTI UN MOTIVO

Abbiamo tutti un motivo. Ma il mio vale di più.

Ho bisogno di te per dare un senso a tutto questo. Al ghiaccio che mi taglia la faccia in pieno inverno, al caldo asfissiante durante i pomeriggi di agosto, ai giorni insopportabili delle sconfitte, alla bresaola e al grana, alle tonnellate di bresaola e grana.

Io ti porterò con me, ti porterò più in alto possibile, perché sei la mia forza, il mio traguardo impossibile. Ed è tutto quello che conta.

GODITI QUEI GIORNI TRASCORSI SUL CAMPO

Goditi quei giorni trascorsi sul campo.

Tutti.

Goditi il compagno che non ti passa mai la palla, oppure quello che non vede l’ora di metterti a tu per tu con il portiere.

Goditi il mister che stravede per te, ma anche l’allenatore che ti obbliga a stare in panchina.

Lo capirai tardi, ma ti aiuterà a crescere.

Goditi i viaggi per arrivare al campo,

con la voglia di spaccare il mondo.

Non aver paura di dimostrare chi sei

anche se a volte ti troverai a combattere da solo.

Goditi il sapore della vittoria,

quel misto di terra e sudore che ti si attacca sulla pelle e ti entra dritto nelle vene.

Ma impara ad apprezzare la sconfitta

perché ti insegnerà a rialzarti.

Sempre.

Goditi l’ansia

la paura di sbagliare

il tremore che si impossessa delle gambe.

Non farti ingannare dal giudizio di chi ti osserva.

Probabilmente chi ti dice che non ce la potrai fare è perché non ce l’ha mai fatta.

Allora allenati, gioca, più forte che puoi.

Perché alla fine dovrai rendere conto solo a te stesso.

LO SFORZO PIU' GRANDE

Lo sforzo più grande durante una partita è quello di zittire le voci nella mia testa, chiudere tutto fuori dalla mente, concentrare ogni singola goccia di sudore sulla mia prossima giocata e cancellare gli errori precedenti.

Se ripenso ai sacrifici fatti per arrivare fin qui, mi rendo conto in un istante di essere nel posto giusto al momento giusto.

Un ultimo sguardo verso le tribune.

I ragazzi del paese armati di fumogeni, tamburi e trombette, il magazziniere con l'inseparabile bicchiere di Lucano, gli amici di una vita.

No, oggi non esiste un posto migliore.

IL PALLONE DEL CAMPETTO

Guardo questa foto di Inzaghi nel giorno dell'addio di Pirlo e credo che sia tutto lì. E penso che una generazione di calciatori così in Italia non tornerà mai più. E non credo sia solo una questione di talento. Credo sia anche una questione di valori e di educazione. Di tempi che cambiano. 

Non penso sia un caso che quella generazione sia stata l'ultima a vincere tutto e, soprattutto, l'ultima a vincere un mondiale dove quest'anno non andremo nemmeno. 

 

Con un filo d'orgoglio penso che quella generazione è anche la mia. Siamo stati gli ultimi a giocare nelle strade. A dribblare amici e lampioni.  Per noi il calcio non era uno sport e nemmeno solo un gioco. Il nuoto era uno sport. Il Monopoli era un gioco. Il calcio era un'altra cosa. Era una passione . Era parte della nostra vita. 

Un compagno di scuola se lo incroci per strada puoi anche far finta di non conoscerlo. Un compagno di squadra si saluta sempre.

 

Per noi la partita della domenica non era un impegno tra il corso di hip hop e il karate, ma era un premio. Si andava a giocare al campo e poi si tornava a casa, stanchi, e si andava di corsa al campetto. Le partite finivano quando fischiava il sole. 

Dicono che i settori giovanili sono in crisi. Cazzate. Dove sono i settori giovanili in Argentina o in Brasile? Eppure loro i campioni li hanno. 

Perché? Forse perché hanno ragazzi che ancora giocano per passione. Da noi invece sono cambiati i ragazzi e le regole. E quindi, mi viene da dire, i genitori. Ditemi l'ultima volta che avete visto dei ragazzi giocare per strada? Io boh. 

Ora i genitori non accettano le critiche degli allenatori ai loro figli. Noi ci prendevamo in silenzio i cazziatoni anche dei custodi del campo e nessun padre avrebbe mai messo in dubbio l'autorità di un adulto. 

Ci dicevano che eravamo viziati. Ora mi scappa da ridere. Se avessimo visto uno arrivare con delle scarpe gialle al campo lo avremmo preso a pallonate. I palloni erano solo bianchi e le scarpe erano solo nere. Ma non è una questione di colori. Quelle sono mode. E' altro. E' che il sabato sera a quelle scarpe noi gli si dava il grasso di foca prima di metterle nella borsa come fossero spade di samurai. E si annusavano forte prima di dargli la buona notte. 

Guardate bene quello della foto. Lo avete riconosciuto? No, mica Inzaghi. Io parlo del  pallone. Guardate come se lo tiene stretto Pippo,  a 45 anni suonati. A San Siro. Dopo due Champions e una coppa del Mondo. Guardate come lo difende, come lo ama.

Io non ho dubbi: quello è il pallone del campetto.

LA MISSIONE IMPOSSIBILE

“Ora, questo riconoscimento è merito esclusivamente vostro: siete voi che avete portato a termine la missione impossibile, è vostro il merito di tutta questa magia. Sarò sempre pronto ad accettare la critica ma difenderò sempre ognuno di voi perché senza di voi io non sarò niente, e perdonatemi se talvolta non riuscirete a capirlo. Non voglio mai perdere, lo detesto. Pensate a me: ogni singolo giocatore perde una volta. Io perdo undici volte, anzi diciotto. Questo è il nostro destino, vivere un’annata con l’intensità di un’esistenza intera. Destino crudele. Non posso più correre con voi. Ma se vi voltate, per un secondo troverete il mio sguardo stracolmo di passione e nostalgia. Darei il sangue per assistere nuovamente al vostro successo. Non dimenticatelo mai. Grazie ragazzi!”

 I SUTURA RICEVUTI DAL SINDACO MAMMI

Delegazione “Sutura” ricevuta dal Sinadaco Mammi nella sala del consiglio per rendere omaggio all’impresa calcistica compiuta dalla squadra l’anno scorso, quando si è imposta in tutte le competizioni cui ha preso parte portando in giro per Provincia e Regione il nome della nostra splendida Scandiano!

Un immenso grazie al nostro presidente Matteo Nasciuti per aver reso possibile tutto ciò! 

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LA FORZA CHE CI MUOVE

Ci sono tanti modi per spiegare qual è la forza che ci muove. Si può trovare in tutte le parole che ci spingono a mollare, a lasciar perdere. Ma non sono parole. Sono benzina che ravviva il fuoco che brucia dentro. Perché noi sappiamo che la cima è là, anche se non la vediamo. Ma avremo sempre il coraggio di provare a raggiungerla

La Voce- Mercoledì 11/10/2017

ESSERE FELICE

Non ho mai pensato di essere forte o scarso.
Non ho mai ambito ad essere il migliore, né mi sono disperato quando le cose non andavano nel verso giusto.

 

Ho sempre e solo provato ad essere felice.

INTERVISTA AL "PRES" MATTEO NASCIUTI 

I SUTURA COME NON LI AVETE MAI VISTI

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