Sezione dedicata a quei Sutura che hanno hanno lasciato per aspetti tecnici o umani una traccia indelebile nella nostra storia.

LUCA RABITTI

Ciao Luca, senza ombra di dubbio sei stato il Sutura più forte di tutti i tempi, per classe, tecnica e capacità di caricarti sulle spalle la squadra in ogni circostanza. Un vero Leader. Dai raccontaci qualcosa di quel periodo, di quella realtà.

LUCA “Bè, innanzitutto mi hai sorpreso e ti ringrazio, e mi sa che esageri. Parlare di se stessi è molto pericoloso, la tentazione è cadere nell'autocelebrazione, o peggio nell'autocommiserazione, ma per fortuna nel mio caso non ho nessuna voglia che accadano queste cose. Anche perché l'impronta che si è lasciata, qualunque sia, è difficilmente inquadrabile da chi cammina e ormai se la tiene alle spalle (frase detta dopo aver scartato un Bacio Perugina). Potrei parlare di cifre, dei gol fatti, delle presenze, dei risultati della squadra (ricordo che era una delle tante prerogative di Busi tenerci sempre aggiornati sulle nostre gesta, sorta di Rino Tommasi, ma meno affascinante) ma anche questo, istintivamente, non mi pare l'approccio giusto. Poi sapete che adoro scrivere cazzate, è un po’ come chiedere a Bondi di crossare, a Brevini di pettinarsi o a Fabio di infortunarsi….”.

Ok, proviamoci però.

LUCA “Hai ragione. Di sicuro se non avessimo perso la finale al Mirabello nel 2012 col San Sisto, sbagliando pure un rigore, ti avrei già snocciolato lo status di ‘Campeones Galacticos’, la gragnuola di gol segnati da centrocampista, gli assist, i corner, le rimesse dal fondo, laterali, i colpi di testa, tacco, pancia, mano, qualunque cosa con la spocchia di un Pitone, ma più dotato, e l'arroganza di un Sansone, ma più ignorante...”.

Quando sei arrivato nei Sutura?

LUCA “Sono transitato qui partendo dalla seconda parte della prima epoca (quella degli inizi, con l'iniziale gruppo fondatore), passando dai vari step di giusto, normale e inevitabile rinnovamento, gli innesti e poi la fuga degli 83's (Lello, Fillo, Mimmo, Ricky), l'arrivo dei Salvaterresi, dei Canterani Gimmi e Mauri, di Franz, Borghetti e degli innesti Realini, le conoscenze di Bebo fino ad arrivare agli albori della attuale rosa”.

Sei legato a qualche ex compagno in modo particolare?

LUCA “Non posso nominare tutti, mi pare impossibile, ma sappiate che ricordo ognuno di voi vividamente, specialmente quel tizio che correva sulla fascia lamentandosi che non gli passavo mai la palla...Tornando serio (ma...perchè???) sono legatissimo ad ognuno dei ragazzi, a quelli con cui condividevo a pelle l'approccio "brusco" e a quelli che invece la vivevano all'opposto. Quelli con cui c'è stata più affinità in cuor loro lo sanno, non ho bisogno di dirlo”.

Qualche aneddoto?

LUCA “Da persona di indole ombrosa e un po' cagacazzo, oltre agli aneddoti ridicoli come la vomitata di Biagio al Torelli, la sclerata di Mallo a Sabbione, i battibecchi con Enri, le puttanate dette in panchina o in spogliatoio, lo schema 1-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1 di Iaco, la scenata di Sanso e chi più ne ha più ne metta, ho sentito molta vicinanza quando ci siamo dovuti sollevare da qualche momento sportivo difficile o condividendo con alcuni qualche guaio personale; a volte ci si unisce di più in momenti così, piuttosto che quando tutto fila liscio”.

Il periodo che ricordi con più piacere?

LUCA “Ho amato il periodo Epta-Sutura, un modo fantastico di stare insieme; alle pur stra-lodevoli iniziative mondane poi ho sempre poi preferito le cene "intime" in pizzeria o a casa di qualcuno.

Il gol cui sei più legato tra i tanti messi a segno?

LUCA “Ti dirò che, senza falsa modestia, ne ho segnati un discreto numero, ma non ho vividi ricordi di uno in particolare. Nel senso che mi è rimasta la sensazione di gioia, l'abbraccio dei compagni, le battute...ma fatico a mettere a fuoco il contesto pratico in cui è accaduto. Conoscendomi, però, so che godevo particolarmente a segnare di testa sui corner; ho sempre vissuto queste situazioni tipo "duello da mezzogiorno di fuoco" con portieri e difensori, in cui quello più coraggioso o più furbo si andava a prendere la palla buttata in mezzo, disponibile a tutti in egual misura, come una prova interessante”.

 

Perché hai deciso di smettere? Avresti potuto dare ancora tantissimo a questo sport e a questo gruppo.

LUCA “Fare parte di questa famiglia è stato fantastico, ho visto giocare campioni come Biagini e Bertani, incrociato gli scarpini con atleti del calibro di Caroli e Davoli, preso ad esempio la compostezza dei vari Pellati, Maletti, Baso (vabbè, si è capito che gli piace scrivere cazzate, ndr). Poi è venuta l'ora di smettere, perché il calcio, anche a livello amatoriale, merita il rispetto di un animo trascinante, e non trascinato”.

Grazie per il tempo Luca, ma soprattutto grazie per aver vestito con impegno, dedizione e carisma i colori arancio-neri.

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

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